15.1.09
Non è perché fra meno di una settimana avrò quattro esami in sette giorni; non è perché ancora non so niente; non è perché per cinque, miseri crediti devo studiare un triliardo di pagine; non è perché queste stramaledette vacanze di Natale sono sempre troppo appiccicate agli appelli di gennaio; non è perché la Calabria e la sua gente mi sta sempre più sulle palle; non è perché sono veramente un cretino svogliato; non è perché “non mi si crea” quasi mai di mettermi seduto ad un tavolo con gli occhi fissi sul libro; non è perché “non mi si crea” mai di far niente sul serio; non è perché tutti quelli che mi dicono di provare ad entrare in Normale ancora non hanno capito che razza di bestia ignorante io sia; non è perché dovrò fare una tesi che, benché mi soddisfi a livello personale, è in realtà basata su d’un argomento che fa ridere i polli; non è perché non ho la minima idea di come si scriva una tesi; non è perché ogni volta che devo studiare succedono disastri a ripetizione; non è perché da anni l’anno nuovo inizia orrendamente; non è perché la persona verso cui avevo ed ho una speciale venerazione ammette dopo mesi, e per giunta indirettamente, e finalmente, di avermi scartato, fra i tanti, per stupidità o per destino; non è perché ogni volta non è destino; non è perché ogni volta “non sono io a scegliere”; non è perché queste mi sembrano scuse banali da scuola elementare; non è perché avrei voluto sentirmi dire almeno un “grazie”; non è perché non riceverò mai le scuse da nessuno e per nessun motivo mai, anche se le stramerito; non è perché sono un pirla che perdona tutti e condona tutto; non è perché l’ultima ragazza di cui mi fossi vagamente invaghito si sia poi fidanzata con un tipo che è più orrendo del ministro Alfano; non è perché tutti già sapevano tranne me; non è perché la gente mi vede come un trentenne che ancora campeggia all’università; non è perché “stai benissimooo” quando non sai nemmeno come mi chiamo; non è perché quella volta l’anno in cui decidi di essere meno animale ti prendono subito per il culo; non è perché per stagioni lunghe un secolo sono stato smaronato e depresso dall’altrui infelicità; non è perché non so ascoltare; non è perché non so parlare; non è perché sono ancora timido alle soglie dei ventuno; non è perché le decisioni da prendere in due me le fanno sempre prendere da solo; non è perché la colpa, dopo mille scaricabarile, la fanno cascare sempre addosso al sottoscritto; non è perché quando dovrei mandare al diavolo me ne sto sempre zitto; non è perché sono diventato immondizia appena è arrivato un camion dei rifiuti nuovo; non è perché tutti da pessimi possono diventare buoni tranne me; non è perché non cambio mai; non è perché le persone verso cui nutro infinita stima ed infinito affetto mi deludono sempre, in un modo o nell’altro; non è perché scrivo e nessuno capisce quello che scrivo; non è perché faccio finta di dimenticarmi degli amici; non è perché c’è gente che si ricorda di Fabrizio solo quando è nella merda, ma poi guai a disturbare le loro signorie; non è perché tutti si sentono legittimati a pretendere qualcosa da me; non è perché l’Inter ha pareggiato in casa contro il Cagliari; non è perché al sorteggio di Champions è uscito, ovviamente, il Manchester; non è perché in tre anni ancora non mi adatto al gelo aquilano; non è perché non so ancora cosa farò della mia esistenza e dov’è che sarò sbattuto a gennaio prossimo; non è perché so che sarò un disoccupato; non è perché i miei sogni si spengono uno dopo l’altro; non è perché le mie passioni cambiano sempre troppo in fretta; non è perché sono da sempre un tipo approssimativo; non è perché bisogna usare fin troppo la memoria per trovare una persona che mi renda orgoglioso; non è perché a volte penso di meritarmi tutto questo, e non è neanche perché aggiorno questa lista da anni e non cambia mai niente.
È che proprio mi sono rotto le palle.

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